Dimmi qual è il tuo Pantone® e ti dirò chi sei

Nel mondo della grafica, del design e della stampa, parlare di colore non è sempre così semplice come potrebbe sembrare.

Dire “rosso”, “blu” o “verde” non è sufficiente quando un progetto deve passare dal designer al cliente, dallo stampatore al produttore. La percezione del colore può cambiare e, soprattutto, cambiano i sistemi con cui quel colore viene riprodotto.

È proprio per rispondere a questa esigenza che, nel corso degli anni, Pantone® è diventato uno dei riferimenti più conosciuti nel mondo della comunicazione visiva e del colore.

Ma da dove nasce il sistema Pantone? Che cosa indica realmente un codice Pantone? E perché una semplice mazzetta di colori è diventata uno strumento così importante per designer, grafici, stampatori e aziende?

Prima di Pantone: la necessità di catalogare il colore

Il tentativo di organizzare e classificare i colori ha origini molto più antiche di Pantone.

Nel 1692, un artista olandese identificato come A. Boogert realizzò un manoscritto dedicato all’uso del colore nella pittura. L’opera descriveva diverse tonalità e il modo in cui ottenerle attraverso la miscelazione dei pigmenti.

Osservando oggi le pagine di questo antico trattato è quasi inevitabile pensare alle moderne mazzette colore: una successione ordinata di tonalità accompagnate da indicazioni utili a riconoscerle e riprodurle.

Naturalmente si tratta di sistemi molto diversi tra loro, ma il principio alla base è simile: dare un ordine a qualcosa che, senza un riferimento condiviso, è difficile da descrivere con precisione.

La nascita di Pantone®

La storia di Pantone® inizia negli Stati Uniti negli anni Cinquanta. L’azienda era inizialmente una tipografia del New Jersey che realizzava materiali a colori per diversi settori industriali.

Nel 1962 Lawrence Herbert, che lavorava all’interno dell’azienda, ne assume il controllo. Herbert aveva individuato un problema molto concreto: designer, clienti e stampatori utilizzavano spesso definizioni diverse per indicare lo stesso colore.

La soluzione fu quella di creare un sistema nel quale ogni colore potesse essere identificato attraverso un codice e riprodotto utilizzando una formulazione precisa dell’inchiostro.

Nel 1963 nasce così il Pantone Matching System® (PMS), con la prima guida Pantone composta da un numero relativamente ridotto di colori rispetto alle collezioni disponibili oggi.

L’idea era semplice ma rivoluzionaria: invece di descrivere un colore soltanto attraverso il suo nome, era possibile identificarlo attraverso un riferimento preciso e condiviso.

Il colore smetteva quindi di essere soltanto una percezione e diventava anche un linguaggio.

Che cos’è la mazzetta Pantone®?

Quando si parla di Pantone, una delle prime immagini che viene in mente è quella della classica mazzetta, o tirella.

Si tratta di una raccolta di campioni colore organizzati secondo un sistema di codifica. Ogni colore è associato a un codice che permette di identificarlo e comunicarlo all’interno di un processo progettuale o produttivo.

Per un grafico, per esempio, indicare un determinato colore Pantone significa fornire allo stampatore un riferimento molto più preciso rispetto a una semplice descrizione come “un blu scuro”.

La mazzetta diventa così un punto di incontro tra professionisti diversi: designer, art director, agenzie, stampatori, produttori e clienti possono utilizzare lo stesso riferimento per discutere del colore.

È importante, però, non interpretare questo sistema come una garanzia assoluta che il colore apparirà sempre identico in qualsiasi situazione. La riproduzione dipende infatti dal supporto, dagli inchiostri, dal processo produttivo e dalle condizioni di visione.

Il valore della standardizzazione sta soprattutto nel ridurre l’ambiguità e fornire un riferimento condiviso.

Pantone, CMYK e RGB: non sono la stessa cosa

Uno degli aspetti più importanti da chiarire quando si parla di colore è la differenza tra i diversi sistemi di rappresentazione.

Il CMYK è il modello utilizzato principalmente nella stampa in quadricromia e si basa sulla combinazione di ciano, magenta, giallo e nero.

L’RGB, invece, è un modello basato su rosso, verde e blu ed è utilizzato soprattutto per la visualizzazione su schermi.

Il sistema Pantone è differente: il Pantone Matching System identifica colori attraverso un sistema proprietario e, in molti casi, prevede l’utilizzo di colori spot, cioè inchiostri specificamente formulati.

Questo significa che un colore Pantone e la sua simulazione in CMYK non sono necessariamente identici.

Quando un progetto passa dalla stampa a colori spot alla quadricromia, quindi, è necessario considerare le possibili differenze di resa.

Per questo motivo, nella progettazione professionale è importante non limitarsi al valore visualizzato sul monitor, ma considerare anche il supporto e il processo attraverso il quale il colore verrà effettivamente riprodotto.

Coated e Uncoated: perché la carta cambia il colore

Chi lavora professionalmente con Pantone incontra spesso le indicazioni Coated e Uncoated.

In termini semplici, si riferiscono al tipo di supporto sul quale viene stampato il campione: carta patinata nel primo caso, carta non patinata nel secondo.

Lo stesso riferimento cromatico può quindi presentare una resa differente a seconda della superficie.

La carta, infatti, non è un elemento neutro: assorbe l’inchiostro e riflette la luce in modo diverso. Di conseguenza, la percezione del colore può cambiare sensibilmente.

Ecco perché, quando si sceglie un colore per un progetto destinato alla stampa, non basta conoscere il codice: è necessario considerare anche il supporto sul quale il colore verrà riprodotto.

Le guide Pantone®

Nel corso degli anni il sistema Pantone si è ampliato con numerose guide e collezioni dedicate a esigenze differenti.

La Formula Guide è uno degli strumenti più conosciuti nel mondo della grafica e della stampa e presenta campioni per supporti coated e uncoated.

Esistono poi guide dedicate a particolari famiglie cromatiche, come i colori metallici, pastello e fluorescenti, oltre a strumenti pensati per confrontare i colori Pantone con le loro possibili riproduzioni in quadricromia.

La Pantone Color Bridge, per esempio, mette a confronto un colore Pantone con una simulazione ottenuta attraverso la stampa in quadricromia. È uno strumento particolarmente utile quando un progetto deve essere adattato a processi di stampa differenti.

Pantone ha sviluppato inoltre sistemi specifici per altri settori. Il mondo della moda, dell’arredamento e del tessile dispone di collezioni dedicate, mentre per la progettazione di prodotti esistono sistemi che consentono di lavorare con materiali differenti, come le materie plastiche.

La scelta della guida, quindi, non è casuale: dipende dal settore, dal materiale e dal processo produttivo con cui il colore dovrà essere utilizzato.

Pantone e gli altri sistemi di colore

Pantone non è l’unico sistema nato per organizzare e comunicare il colore.

Tra i sistemi più conosciuti troviamo, per esempio, Munsell, RAL e HKS, ciascuno sviluppato con caratteristiche, finalità e ambiti di applicazione differenti.

Il successo di Pantone è legato anche alla sua capacità di costruire un ecosistema che va oltre la semplice classificazione dei colori.

Nel tempo, infatti, il colore è diventato parte integrante del mondo della progettazione, del branding, della moda e della comunicazione.

Il colore non identifica soltanto una tonalità: può contribuire a definire un’identità visiva, evocare un’atmosfera e diventare un elemento riconoscibile di un marchio.

Dal colore tecnico al fenomeno culturale

È proprio in questo passaggio che Pantone ha assunto un ruolo che va oltre quello di semplice strumento tecnico.

Nel 1986 nasce il Pantone Color Institute, struttura dedicata alla consulenza e all’analisi delle tendenze legate al colore.

Il colore diventa così anche materia di ricerca e di interpretazione. Le sue applicazioni coinvolgono moda, design, comunicazione, packaging, arredamento e branding.

Uno degli appuntamenti più conosciuti è il Pantone Color of the Year, attraverso il quale Pantone presenta ogni anno un colore individuato come particolarmente significativo rispetto alle tendenze culturali e creative del momento.

L’annuncio è diventato nel tempo un appuntamento seguito dai media e dai professionisti della creatività di tutto il mondo.

Al di là del singolo colore scelto, il fenomeno dimostra quanto il linguaggio cromatico sia ormai entrato nella cultura contemporanea e nelle strategie di comunicazione dei brand.

Perché Pantone è ancora importante?

In un’epoca in cui possiamo visualizzare milioni di colori sullo schermo di un computer o di uno smartphone, potrebbe sembrare paradossale che una mazzetta di campioni fisici continui ad avere un ruolo importante.

Eppure il problema fondamentale non è cambiato.

Uno schermo può mostrare un colore, ma il prodotto finale potrebbe essere stampato su carta, applicato a un tessuto, riprodotto su plastica o realizzato attraverso un processo industriale.

Vedere un colore e produrlo sono due cose diverse.

È qui che un sistema di riferimento come Pantone continua ad avere una funzione concreta: permette ai professionisti coinvolti nel progetto di utilizzare un linguaggio comune e di ridurre le ambiguità nella fase di progettazione e produzione.

In conclusione

Il successo di Pantone non nasce semplicemente dalla quantità di colori presenti nelle sue collezioni.

Il suo valore risiede soprattutto nell’aver trasformato il colore in un linguaggio condiviso.

Per un designer, scegliere un colore non significa soltanto trovare una tonalità esteticamente piacevole. Significa anche capire come quella tonalità verrà percepita, su quale supporto verrà riprodotta, attraverso quale tecnologia e con quale risultato finale.

La mazzetta Pantone rappresenta, in questo senso, molto più di un catalogo di colori: è uno strumento di comunicazione tra progettazione e produzione.

E forse è proprio per questo che, dopo decenni dalla sua nascita, davanti a una mazzetta Pantone continuiamo a fare una cosa apparentemente semplice ma fondamentale: indicare un colore e sapere che, dall’altra parte, qualcuno sa esattamente di quale colore stiamo parlando.